La fine arte di mandare tutti quelli che ti hanno fatto del male a quel paese … senza che se ne accorgano!

Su questo blog non ho mai fatto mistero che la mia famiglia non mi abbia mai supportato nelle mie scelte. A malavoglia le hanno accettate questo sí, ma non hanno perso tempo nel  farmi sapere cosa ne pensassero di me, della mia vita, delle mie scelte e dei miei progetti. Se questi poi fallivano, erano subito lí al party del te lo avevo detto, ecco se ci davi ascolto, ma tu come al solito ti sei rivelata per quello che sei, un’incapace!




Evvabbé direte, e invece no, evvabbé un caxxo perché ci si rimane invece di un male enorme, quando proprio dalle persone che ami e rispetti, ricevi un certo trattamento che ti lascia il piú delle volte in lacrime.

Soprattutto quando ci sono decisioni importanti di vita come ad esempio un espatrio, un cambio lavoro, un momento no della vita, e se uno non trova un poco di sollievo nella famiglia, amici, fidanzato che sia … ditemi voi dove dovrebbe andare a cercarlo?!

In questi anni sono molto maturata, vuoi per forza di cose, vuoi che ho lavorato molto su me stessa, arrivata a un punto come ero di sofferenza e dispiacere. Ed ho affinato delle piccole tecniche che mi hanno molto aiutata, e che ora vado a condividere con voi nella speranza che vi possano fare altrettanto!

Non ho la bacchetta magica se no non stavo qui, ma spiaggiata alle Hawaii, a godermi la bella vita, bermi cocktails e non pensare a un caxxo! 😉

 

Molto dipende voi, anzi il 100% dipende da voi. Uno puó indicarvi la via, ma la camminata ve la dovete fare voi! É tipo andare dal dietologo per dimagrire, ricevere una dieta e aspettarsi che la faccia lui al posto vostro, e che voi comunque perdiate i chili in eccesso. Un po’ utopico non vi pare? 😉

Invece come in tutte le cose richiede allenamento costante. Della serie se vuoi diventare un maratoneta e magari vincere la maratona di NY, fare 100 metri di corsetta ogni morte di Papa per poi risprofondare nel divano, non ti fará arrivare tanto lontano!

  • Tutto questo articolo é frutto della mia personale esperienza di vita.

Smetterla di piacere per forza!

Una cosa che ho fatto per lunghi anni é stato compiacere, o meglio ancora cercare di adeguarmi (pure quando mi snaturavo), e combaciare con l’immagine che avevano di me.

É stata una tortura, tipo indossare un paio di scarpe tacco a spillo per 365 consecutivi (maschietti credetemi é tortura pure indossarli per 1 ora!), o cercare di infilarsi in un vestito taglia 38 quando porti una 46 abbondante.

Siccome erano la mia famiglia, i miei cosiddetti amici, colleghi, a bollarmi in un certo modo, io tentavo di compiacerli.

Sei troppo strana! Ecco che io cercavo di sembrare piú “ordinaria”.

Sei troppo grassa! Ecco che io mi ammazzavo di diete.

Insomma pur di non passare per pecora nera, cercavo ogni giorno di spennellarmi di bianco ma … nonostante tutto questo, le cose non cambiavano molto e sapete perché?

Perché come diceva mia nonna, le convinzioni mandano avanti il mondo! E una prima impressione difficilmente poi si modifica!

Quindi fatta un’idea su di una persona, quella puó cambiare poi in 1000 modi ma noi esseri abitudinari che siamo, rimaniamo per lo piú sui nostri pensieri, preconcetti e idee. E pure che magari notiamo davvero che abbiamo mal-etichettato una persona, spesso ci teniamo a debita distanza dal rimangiarci le parole e dirgli che ci eravamo sbagliati.




Fatevi dunque il sacrosanto piacere di sfilarvi quelle scarpacce, di uscire da quel vestito che a malapena siete riusciti a far salire a mezza coscia. E ridatelo indietro, é il loro di vestito, sono le loro scarpe e voi non dovete “indossare” ció che dicono loro nella vana speranza che una volta “indossato” possano vedervi sotto una luce diversa.

Non accade quasi mai!

Ho speso anni nella speranza che accadesse, anni spesi a cercare di cambiare per essere accettata e meglio trattata. Ma nonostante gli sforzi non é accaduto. Quindi mi sono lavata via la vernice bianca di dosso, e mi accetto per la pecora nera che secondo loro sono, senza manie di vittimismo o tristezza.

Io ho tentato, ma tanto si rimane fissi sulle proprie convinzioni e preconcetti, e allora via tanto tutto sommato il nero sfina, e poi é come diceva un vecchio slogan pubblicitario, esci dalla massa!

Scollarsi di dosso le pecette!

Immaginate di guardarvi allo specchio (oppure potete mettervi davanti allo specchio!), e immaginate di avere attaccate addosso una miriade di pecette. Tantissime etichette che vi siete fatti attaccare nel corso della vita, un po’ inconsapevolmente e un po’ consapevolmente.

Osservatevi e immaginate di iniziare a staccarle, ogni volta che lo fate ripetete un grazie ma questo non sono io, anche che tutto sommato ne siete poco convinti perché magari ve l’ha detta o peggio, ripetuto qualcuno che voi amate o rispettate, ma se quell’etichetta, quella parola scritta su quell’etichetta in qualche modo vi fa male, urta, addolora, vi fa incaxxare … allora va tolta.

Ripetete questa scena piú volte nel corso del tempo, perché vi garantisco che alcune vi rimarranno addosso, o cercheranno di rincollarvele addosso. Voi invece, con decisione toglietele piano, ma sicuri, sicuri pure quando tentennate.

Poi immaginate di averle messe tutte in una ciotolina, guardatele, scommetto che sono tante, e scommetto che vi portano su tante sensazioni poco piacevoli. Ora, immaginate di prendere un cerino e dare fuoco a tutto, guardate come quelle etichettine si accartocciano su loro, e poi bruciano diventando cenere.

Potete anche farlo realmente, ossia scrivere su pezzetti di carta queste pecette, queste parole e azioni che vi hanno ferito, e poi bruciarle (oh fate attenzione, magari fatelo nel lavabo della cucina o bagno cosí avete acqua a portata di mano!).

Far scendere tutti dal pullman!

Immaginate (questa cosa va solo immaginata non va fatta realmente eeee!) di essere l’autista di un pullman, state lí presi a guidare per una strada panoramica tutta curve, e dietro di voi avete tutti questi passeggeri che parlano all’unisono, ognuno dice qualcosa, qualcosa che nel passato remoto o recente che sia, vi ha offeso, fatto star male, fatto piangere, svilito o umiliato. Immaginate che state lí con le mani strette attorno a quel volante, occhi fissi sulla strada, attenti a non sbandare, ma tutta questa gente continua a parlare, a far chiasso, qualcuno addirittura si alza e vi si avvicina per provocarvi meglio.

Ecco, questa metafora é praticamente un esempio di ció che accade nella vostra vita, voi che cercate di andare da una parte, di dare una direzione alla vostra vita, di tirare avanti “il carretto”, ma vi portate dietro tutta questa bolgia di persone (alcune addirittura morte da tempi remoti!),  ognuno vi ha fatto qualcosa e nonostante magari questi non si ricordano manco di avervi ferito, oppure se ne sono infischiati, o peggio manco hanno realizzato di avervi affossato in qualche modo … voi continuate a portarveli dietro, a riempire la vostra vita delle loro voci e azioni, che dovrebbero a questo punto essere sgasate come una Coca-Cola dopo un paio di giorni che é aperta, e invece … continuate a tenere bello acceso il fuoco che vi ha bruciato (e sta ancora bruciando!) dentro.

Ecco, immaginate di fermare il pullman, prendete un bel respiro e voltatevi, guardateli lí tutti seduti concitati, oguno che dice la sua, ognuno che ripete le stesse parole o azioni che vi hanno offeso e ferito, ora premete il pulsante delle porte automatiche, e fateli scendere. Uno alla volta, guardateli sfilare davanti a voi, uno per uno. Fateli scendere tutti, senza dire nulla, senza bollare nulla, fateli scendere tutti quanti. Poi chiudete le porte, mettete in moto, e partite, guardandoli dallo specchietto retrovisore, mentre si fanno piccoli, piccoli, sempre piú piccoli. Prendete un bel respiro e volgete lo sguardo verso il retro del pullman vuoto e rimanete il piú possibilmente nel silenzio.

Tenteranno di risalire ma voi ogni volta fateli scendere. Finché non torneranno piú. Come si dice, l’allenamento sviluppa il muscolo.

Fare una riuonione mentale di morti e vivi!

Immaginate di essere in una stanza, piena di persone. Avete invitato proprio tutti ma TUTTI quelli che in qualche modo nel corso della vostra vita vi hanno offeso, fatto star male, soffrire, svilito, umiliato, etc. Sia che siano vivo o morti.

Immaginateli lí attorno a voi muti come in attesa che voi diciate qualcosa, tutti raggruppati lí in quella stanza abbastanza grande per contenerli tutti. Ora chiamateli uno ad uno, mettetevi di fronte alla persona che avete chiamato, e ripensate in cosa vi ha mancato, ora ditegli in cosa siete rimasti male e poi che li perdonate e li lasciate andare per la loro strada, immaginate di mettere nelle loro mani un sacchetto, una scatolina che contiene tutto il peso di quello che vi hanno fatto. Immaginate come se deste una bomboniera a fine di una cerimonia. Mandateli poi per la loro strada fuori dalla stanza, assieme a quella scatolina.

Lo so che non é sempre semplice e facile perdonare, ma comunque sforzatevi perché perdonandoli li state lasciando andare via, state ri-prendendo il controllo su voi stessi affermando che le loro azioni e parole non sono piú tollerate e non hanno effetto su di voi.

Date questa festa di addio piú volte, vedrete che ogni volta avrete sempre meno invitati, e meno bomboniere da dare.

Accettare che nulla é garantito … pure quando dovrebbe essere cosí!

Una cosa che mi é riuscita sempre difficile é l’accettare che le persone che amiamo, quelle che dovrebbero supportarci, rispettarci, e regalarci per lo piú bei feelings e sensazioni … sono quelle che invece ci lasciano stile “porcospino” ossia con una fila di coltelli e frecce conficcate nella nostra schiena, o peggio nel nostro cuore.

Per anni mi sono pianta tutti gli occhi miei cercando di capire come mai la mia famiglia, non mi accettava, non mi supportava in nulla e anzi trovava quasi piacere a farmi passare per la pecora nera, nonostante io facessi di tutto per compiacerli.

Alla fine ho accettato che non a tutto si puó dare una spiegazione, anche perché quando ho piú volte domandato cosa generasse tutto questo accanimento, mi sono vista rispondere con frasi laconiche di chi quasi quasi é settato sul pilota automatico e ripete una parte da tempo, senza aver realizzato o ricordarsi realmente il perché ha iniziato e lo sta facendo.

Le persone sono un mistero, e nel 99% dei casi come si dice, puoi mangiarci 1kg di sale e ancora non conoscerle!

Anche che é vostro padre, fratello, fidanzato, il suo giudizio non é quello uguale di oltre sette miliardi di persone su questa terra, e anche se lo fosse, voi siete liberissimi di pensarla diversamente e non accettare che vi venga incollata un’altra pecetta.

Per una vita mi sono sentita dire dai miei che risultavo antipatica alla gente e io gli credevo e quindi cercavo di non avvicinare nessuno convinta di non risultare simpatica. In realtá una volta cresciuta, ho visto che invece risultavo non solo essere simpatica, ma anche di piacevole compagnia e ben voluta dal prossimo 🙂

Rimandare tutto al mittente con il bollo di indirizzo sconosciuto!

Immaginate di scrivere una lettera, o piú lettere, o una lista, o dei bigliettini, di tutte le cose e i fatti che vi hanno ferito, potete pure farlo realmente se volete.

Scrivete ad ogni persona singolarmente, viva o morta che sia, e mettete la lettera o il bigliettino in una busta bianca, sigillatela e poi immaginatevi di spedirla al mittente con tanto di ricevuta di ritorno.

Sí, rimandate al mittente tutto quello che vi ha fatto male, ditegli grazie non mi serve piú, grazie ma non mi riconosco in queste parole o azioni quindi te le rimando indietro. Un po’ tipo quando vi prestano qualcosa e poi finito l’uso, lo ridate indietro.

Perché dovreste ringraziare? Perché la guerra la state terminando voi, voi state decidendo di non accettare piú nessuno nel vostro palazzo, nel vostro castello, nella vostra cittá. Li state mettendo alla porta insomma, volenti o nolenti.

Come detto potete farlo anche realmente e poi “imbucare” le lettere … in un cassonetto, che poi tanto male non ci sta come cosa, di mandare al macero tutto quello che ci ha ferito!



Sir Koala ringrazia e saluta.

Koala Londinese

Koala Londinese

Sir Koala Londinese at Sir Koala Londinese
Blogger romana dal 2010 in trasferta in quel di Londra. Fra un pezzo di pane tirato ad uno scoiattolo e un altro ad un piccione, ti servo la mia visione animale di Londra e non solo! Seriamente convinta di due cose: ció che pensi diventi e che il Carpe Diem dovrebbero prescriverlo a tutti! 😉
Koala Londinese