Di quella volta in cui mi sono ritrovata licenziata a un mese da Natale … e ho trasformato la disperazione in qualcosa di esattamente opposto!

  • questo articolo é frutto delle mie esperienze e opinioni personali, ognuno ha la sua visione della vita e spero che in qualche modo vi possa essere di aiuto 🙂

Parliamo di una cosa scomoda, di qualcosa che esiste ed é sempre piú dilagante, su cui si scrivono papiri e si elencano numeri e percentuali … ma che pochi blogger trattano, perché non é un argomento che é figo, non é celebrativo, non é neanche edificante anzi, crea molto imbarazzo, avvilimento e soprattutto senso di inferioritá … parlo del finire licenziati.




É successo anche a me, e la cosa buffa é che non sono stata licenziata per cattiva condotta, anzi, é sempre accaduto poco dopo che mi avevano premiato per le mie capacitá e competenze, o perché ero risultata quell’anno il dipendente modello.

Forse una delle piú brucianti é stata quella accaduta nel 2011 qui a Londra. Mancava 1 mese preciso a Natale quando la manager mi chiamó, mi fece sedere, e mi disse che stavano tagliando il personale e io anche se ero risultata la migliore venditrice, avevo un contratto a zero ore che mi condannava ad essere la prima a dover far valigie.

Mi ricordo ancora vividamente, io che cammino con le lacrime che mi rigano le guance, per Oxford Street mentre me ne vado a prendere il bus per tornare a casa. La gente intorno alle prese con lo shopping, o l’andare di fretta da qualche parte.

Mi ricordo il giorno seguente seduta a South Bank a fissare il lento via vai delle persone e le barche turistiche lungo il Tamigi, e a domandarmi cosa avrei fatto, come avrei tirato avanti io che in banca avevo poche centinaia di sterline buone per pagare a malapena il prossimo affitto.

Mi sentivo stupida e tradita, perché nel mio licenziamento non c’era una colpa del tipo hai fatto questo e quello, anzi … pochi mesi prima avevo addirittura ricevuto un premio dal management per quanto facevo incassare l’azienda. Mi ricordo ancora il sorriso enorme di uno dei capi, le congratulazioni, il vai avanti cosí, il ti stimiamo, sei brava e poi … messa alla porta senza tanti preavvisi.

Ricordo che mi sentivo usata, anzi, mi sentivo abusata. Tutto quel tempo speso a ricorrere clienti, a dimezzare pause pranzo per concludere l’affare, a mostrare orgogliosa alla manager quanto avevo fatto guadagnare quel giorno all’azienda senza considerare i due spicci che davano a me … mi sentivo stupida, davvero una stupida. Usata e stupida.

Ho passato le seguenti settimane alla ricerca di un altro lavoro, colloqui su colloqui, ma nulla. Intanto mi disperavo perché mi servivano i soldi, e sono arrivata a vendermi anche i vestiti, tutto quello che avevo di superfluo. Non volevo mollare, non potevo.

Alternavo momenti di pianto disperato e isterico, sola nella mia cameratta, al mattino quando il padrone di casa se ne era andato al lavoro, a momenti in cui camminavo, camminavo senza meta per i vari borough confinanti con il mio dove vivevo, camminavo e pensavo, tanto.

Poi ho avuto una fulminazione, ho iniziato a dirmi che ormai era fatta, che ormai ero senza lavoro e un soldo, e forse c’era tutto un perché in questo. Forse la stavo vedendo e prendendo nel verso sbagliato. Sí é vero, ero brava a vendere ma non era il lavoro dei miei sogni, non era quello che mi rendeva davvero felice. In tutta onestá da molto tempo mi pesava andare a lavorare, di andare a sploverare mensole, piegare maglioni e dire buongiorno e buonasera in cosa posso esserle utile?

Neanche l’ennesima pacca sulla spalla e i sorrisi dei manager nel vedere quanto vendevo, mi gasavano piú tanto.

Sí, ero grata perché era un lavoro che mi aveva mantenuto in diverse fasi ed etá della mia vita, ma non era quello per cui avevo studiato, quello che aspiravo a fare. Io c’ero capitata per caso a fare la commessa, molti anni prima quando stanca di stare senza soldi e un lavoro fisso, mi ero lanciata a fare qualcosina per un po’ … e quel po’ erano diventati anni, perché tutto ció che é ripetitivo finisce per diventare un’abitutidine che pure che te ne lamenti, non riesci a tagliare corto, a smettere, a fare altro, a cambiare.

Spesso é per paura che se molli la strada vecchia per quella nuova … chissá dove si va a finire. Mi davo un sacco di scuse, tipo che non era mai il momento giusto, poi cavolo c’era la crisi, poi c’era che avevo un contratto indeterminato e maddai devi essere pazza a lasciarlo, poi c’erano un sacco di dubbi sulle mie capacitá di trovare un altro lavoro per di piú migliore (AKA scendi dalle nuvole!), o se qualcuno aveva voglia di assumermi vista la penuria di lavoro, o se avrei di nuovo avuto un contratto a tempo indeterminato, oppure che andavo per i 30 e avevo bisogno di stabilitá, o i sensi di colpa di averlo il lavoro mentre tanti altri no, e cosí via.

Nel mio girovagare per quel di Londra da disoccupata, rincorrendo colloqui e pianti disperati chiusa in cameretta … cominciai a pensare che forse tutti i colloqui che stavo facendo come commessa, nonostante le ottime referenze ed esperienze, finivano male perché sotto-sotto a me non andava piú di fare la commessa. Forse stavo insistendo nella maniera e direzione sbagliata. Forse la vita o chi per lei mi stava dicendo, hey Giada stai ancora qui ad insistere? Ma non lo hai capito che é giunta l’ora di cambiare strada? Tu vuoi fare altro, da moooooolto tempo che cavolo aspetti?!

Il problema era che avevo bisogno di soldi, e vendendo quasi tutto quello che avevo, avevo guadagnato un po’ di tempo ma rimaneva il fatto che ormai mi ero fissata e convinta che l’unica via d’uscita era ritornare a fare la commessa, e dunque insistevo ma stranamente a differenza di anni prima … non riuscivo piú a spuntare nulla.

Non volevo arrendermi ma mi mangiavo le unghie al pensiero di come tirare avanti a Londra, senza nessuno che mi potesse aiutare. La seconda fulminazione arrivó da una mia amica che si fece risentire perché ricercava dei redattori, si era ricordata di come scrivevo e raccontavo storie … ebbi l’illuminazione, accettai immediatamente.

Mi assunsero per due spicci, ma ero felice … incredibile ero felice, pure che il lavoro era tanto e guadagnavo due lire. Tiravo avanti a riso o patate, stavo sempre in casa perché non potevo permettermi di andare da nessuna parte, camminavo e facevo km per evitare di prendere i mezzi pubblici, e intanto mandavo curriculum in giro per ció che volevo realmente fare.

Se prima non provi cosa non vuoi, come potrai mai sapere cosa vuoi realmente?!

Sembra una frase fatta, ma cavoli quanto si é rivelata vera! 🙂

Non dico che é stato facile, non dico che non ho avuto persone (ahimé soprattutto familiari) dirmi che ero una sciroccata, che cavolo stavo facendo, che era tutto un fallimento la mia vita … io incassavo, piangevo in silenzio nella mia cameretta, e intanto continuavo ad insistere.

Oggi faccio una cosa che amo, non guadagno moltissimo, non posso ancora permettermi una casa tutta per me, e devo sempre calcolare quello che spendo se mi voglio concedere qualche piccolo extra, ma faccio qualcosa che amo, faccio un lavoro che amo.

Qualcuno potrebbe dire che sono folle, quando affermo che benedico quel giorno di fine 2011, quando mi hanno messo senza mezzi termini alla porta. E benedico ogni mia lacrima che ho versato, perché il dolore, il senso di frustrazione mi ha fatto sorgere un sacco di domande, e so che sembra pazzesco e pure senza tanto senso, ma grazie a quello sbandamento, io ho capito cosa volevo fare realmente, cosa mi faceva davvero stare bene, cosa amavo.

Per anni mi ero bloccata e limitata piena di paure, e soprattutto terrorizzata dal non avere soldi, quindi rimanevo in situazioni anche che mi facevano stare male. Oggi invece vivo davvero con poco, e no sono ben lontana dall’essere un’asceta che vive come un eremita su di un monte, ma se acquisto o mi regalano qualcosa per me di valore, allora me la godo il doppio. Prima invece non ci riuscivo, qualsiasi lavoro facessi e stipendio ricevessi, io non riuscivo ad essere soddisfatta e appagata, nonostante mi riempissi l’armadio di roba, c’era sempre qualcosa che mi mancava e che volevo.

Con questo quello che voglio dirvi e che magari vi puó risultare falso, patetico, inutile … é che quando sembra che finisci a faccia in giú, non so spiegare cosa accade ma o ti agiti e come per le sabbie mobili affondi, oppure prendi i pezzi del vaso appena andato in frantumi e li analizzi, perché dietro c’é sicuramente qualcosa che devi comprendere, qualcosa di te che deve cambiare.

Un giorno su un sito scientifico lessi del potere devastante degli uragani, passano e sdradicano e distruggono tutto, ma allo stesso tempo cosa davvero incredibile portano, trascinano e depositano altrove vita. Parlavano di isolette sperse in qualche oceano di cui non ricordo il nome, sono completamente disabitate se non per alcuni animali. Per gli scienziati era inspiegabile che fossero arrivati lí, se non per il fatto che forse … forse erano stati trasportati da questi mostri famosi piú per le loro distruzioni, piú che creazioni!

Insomma tutti noi passiamo prima o poi momenti in cui finisci a faccia in giú, prendetevi tempo se potete per riflettere se dietro questa vostra rovinosa caduta, invece, non ci sia qualcosa di piú, qualcosa che la vita o chi per lei, sta cercando di farvi capire, i cambiamenti quelli importanti, non arrivano quasi mai belli docili e zuccherosi, spesso invece ci prendono e sbattono a terra, ma ditemi una cosa … di tutti i personaggi famosi (in qualsiasi area della vita) che hanno lasciato un segno, quanti nella loro biografia possono vantare di essere arrivati al successo in quel campo o l’altro grazie a una vita fatta di felicitá, appagamento, gioie, ricchezze, situazioni facili … no spesso hanno passati dolorosi, ma che non li hanno affossati anzi, hanno usato tutto quel dolore come leva, per ribaltare le loro vite. 🙂




Sir Koala ringrazia e saluta.

Koala Londinese

Koala Londinese

Sir Koala Londinese at Sir Koala Londinese
Blogger romana dal 2010 in trasferta in quel di Londra. Fra un pezzo di pane tirato ad uno scoiattolo e un altro ad un piccione, ti servo la mia visione animale di Londra e non solo! Seriamente convinta di due cose: ció che pensi diventi e che il Carpe Diem dovrebbero prescriverlo a tutti! 😉
Koala Londinese